Il porticato

 images

“Non si può, fa troppo caldo, a quest’ora le persone dormono!”, così gridava la mamma di Mino ogni volta che lui era pronto, con il pallone sotto il braccio, per andare a giocare nel porticato del condominio, alle tre del pomeriggio. Mino si chiedeva: “Perché le persone dormono? Ed io che non dormo, sono anche io una persona?” Fino alle cinque del pomeriggio non era possibile aprire la porta di casa, non era possibile uscire, non era possibile scendere, non era possibile giocare, non era possibile fare rumore nel porticato del condominio perché le persone, a quell’ora, riposavano, dormivano. Mino faticosamente ogni giorno aspettava le cinque. Mentre tutti dormivano, aspettava fino alle cinque perché potesse finalmente andare giù per giocare. Erano ore lunghissime e noiosissime, solitarie. In quelle ore estive, così afose e silenziose, il porticato era per Mino un sogno, un luogo lontano, inaccessibile, misterioso e quindi seducente, affascinante.

Quel pomeriggio successe qualcosa di molto strano: il telefono squillò alle tre del pomeriggio! La mamma e il papà di Mino si svegliarono increduli. Erano anni anche il telefono della loro casa non squillava durante le prime ore estive del pomeriggio, quasi credevano dormisse anche lui. Dovettero così interrompere il loro consueto sonno pomeridiano e dopo aver risposto a quella inattesa chiamata spiegarono a Mino che sarebbero dovuti andare via, per un “servizio” urgente, anzi urgentissimo. Sarebbero tornati presto. Mino non badò allo squillo del telefono, non badò all’assoluta inconsuetudine dell’evento e neanche ai “servizi” di cui i suoi genitori dicevano. Sentì solo un forte brivido che scendeva lungo la sua schiena sudata. Pensò che senza la mamma e il papà fra i piedi sarebbe potuto scendere e giocare nel porticato. Salutò i genitori facendo finta di essere addolorato per la loro improvvisa dipartita. Lì accompagnò fino alla porta trattenendo l‘euforia del suo pensiero avventuroso: avrebbe preso il pallone e sarebbe andato giù, a giocare nel porticato.

Mino scese le scale a tre a tre. Correva con il pallone sotto il braccio, sapeva che il porticato era lì, tutto per lui e voleva prenderselo tutto, senza aspettare neanche un secondo di più.  Quando aprì il portone, si fermò dinanzi al suo porticato. Tutto era immobile, le strade erano vuote e in lontananza c’era solo un mare piatto e azzurro che si confondeva con il cielo. Mino sapeva che gli altri bambini non sarebbero arrivati prima delle cinque del pomeriggio. Fu allora che pensò di fare qualcosa di grandioso, per poi raccontarlo agli amici, quando sarebbero arrivati anche loro nel porticato. Avrebbe calciato il pallone con tutta la sua forza verso l’alto, così il pallone avrebbe rimbalzato sotto il soffitto del porticato, poi a terra e poi ancora sotto il soffitto. Ci sarebbe riuscito perché adesso aveva ormai 6 anni e le sue gambe erano grandi e forti. Però purtroppo il pallone era pesante e un po’ sgonfio e quindi si rimbalzava poco. Dopo aver rimbalzato sotto il soffitto e poi a terra, s’innalzava a mezz’aria e il suo peso lo riportava giù, senza che riuscisse a ritrovare il soffitto del porticato. Mino ci dava giù duro, calciava con tutta la sua forza il pallone ma non era sufficente, forse non era ancora abbastanza grande. Però lui sapeva che avrebbe potuto farcela e studiava i rimbalzi, i suoi colpi e le direzioni del pallone. Insistiva, sentiva che poteva farcela, ci sarebbe riuscito, fino alle cinque, prima che arrivassero i suoi amici, ce l’avrebbe fatta.

Mino improvvisamente sentì che il portone si aprì ancora una volta e di colpo si fermò. Un uomo che non conosceva gli si avvicinò. La cattiveria nasce da solitudine, tristezza e rabbia. Nasce dal vuoto che dentro di te si scava con la lama di un coltello. Quel coltello che quel pomeriggio squarciò il pallone sgonfio di Mino.

  1. Pingback: Schiaffino: “el elegante” – OBDULIO SON LOS PADRES

  2. Pingback: Copa Italia: El sur está de fiesta – OBDULIO SON LOS PADRES

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Cerrar sesión /  Cambiar )

Google photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google. Cerrar sesión /  Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Cerrar sesión /  Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Cerrar sesión /  Cambiar )

Conectando a %s

A %d blogueros les gusta esto: